Prima o poi capita a tutti: a una festa, quando avete amici a cena, in occasione di un pic nic o quando avete organizzato una bella gita in barca. Tovaglie, posate, bicchieri, cibo, bevande, candele e fiori, avete pensato veramente a tutto. Al momento di aprire la bottiglia di vino, però, vi rendete conto di aver dimenticato un elemento fondamentale: il cavatappi! A quel punto il vostro sguardo passerà rapidamente in rassegna tutti gli oggetti a disposizione nei paraggi e la vostra mente comincerà a lavorare d’immaginazione. Come aprire una bottiglia di vino senza cavatappi? Inutile dirvi che non è un’impresa facile, ma l’esperienza di chi ci è già passato potrà aiutarvi a scartare metodi pericolosi e a imparare in fretta sistemi efficaci. In ogni caso, è necessario munirsi di pazienza e fare molta attenzione nel maneggiare gli eventuali strumenti affilati da utilizzare.

STAPPARE UNA BOTTIGLIA CON UNA CHIAVE

Valutate quali oggetti avete a portata di mano. Nel peggiore dei casi, vi potreste accorgere di non avere attrezzi di alcun tipo con voi. Ma dovrete pur avere un mazzo di chiavi, che si tratti di quelle di casa, dell’auto o dello scooter! Vediamo, allora, come aprire una bottiglia di vino senza cavatappi, utilizzando una chiave. È molto importante inserire la chiave nel tappo di sughero in obliquo, in modo tale da creare un angolo di 45 gradi. Arrivati a una media profondità, si deve ruotare la chiave in senso orario e vincere la resistenza offerta dal tappo. Quando questo sarà fuoriuscito dal collo della bottiglia per metà circa, sarà opportuno proseguire sfilandolo con le dita. I rischi ci sono: questo metodo, infatti, non è consigliato con i tappi di sughero che tendono a spezzarsi facilmente. Lo stesso metodo si potrebbe applicare anche usando un coltellino.

COME APRIRE UNA BOTTIGLIA DI VINO CON UN MARTELLO DA CARPENTIERE O UNA PINZA E UNA VITE

Dopo aver ispezionato tutti i materiali a vostra disposizione, vi siete ricordati di avere una cassetta degli attrezzi? Ecco un metodo per aprire una bottiglia di vino con una vite (maggiore è la grandezza della filettatura, meglio è) e una pinza oppure un martello da carpentiere. Seguite questi step:

  • inserite la vite nel tappo di sughero per tre quarti. Potrebbe essere necessario aiutarsi con un cacciavite;
  • tenete saldamente la bottiglia tra le gambe o con una mano oppure chiedete aiuto a un’altra persona;
  • afferrate la testa della vite con una pinza oppure con la “penna” del martello (che sarebbe la parte posteriore) e provvedete ad estrarre il tappo di sughero.

Questo è uno dei sistemi più sicuri ma richiede forza e non è adatto all’apertura di vini molto invecchiati. Il tappo, infatti, potrebbe essere consumato e sbriciolarsi con la vite.

USARE UN ASCIUGAMANO PER TOGLIERE IL TAPPO DELLA BOTTIGLIA

Niente chiavi e niente cassetta degli attrezzi? È inutile dirvi che le cose si complicano. È possibile che abbiate con voi almeno un asciugamano ed esiste un modo per aprire una bottiglia di vino usandolo, ma richiede una certa abilità. Procedete in questa maniera:

  • avvolgete completamente la bottiglia con l’asciugamano,
  • picchiettate il fondo della bottiglia contro il muro, tenendola in orizzontale,
  • dosate la forza e, di tanto in tanto, verificate se il tappo sta fuoriuscendo.

Il contraccolpo dovrebbe causare l’espulsione del tappo ma questa potrebbe avvenire all’improvviso e il vino potrebbe versarsi. Considerate attentamente, quindi, il valore degli indumenti che indossate prima di cimentarvi in questa impresa.

Come aprire una bottiglia di vino con una scarpa

Questo sistema è simile al precedente, con la differenza che il fondo della bottiglia viene protetto con una scarpa anziché con un asciugamano. Certo, se vi trovate in barca e indossate le infradito non farà al caso vostro, ma nella maggior parte dei casi voi o i vostri compagni di avventura dovreste avere un paio di scarpe ai piedi.

Mettete, dunque, la bottiglia di vino all’interno di una scarpa, con una suola ferma che faccia da cuscinetto. Meglio prediligere una calzatura pulita. Sbattere il “tacco” contro una superficie verticale come il muro o il tronco di un albero, mantenendo un certo controllo nella forza e nel movimento. Il tappo di sughero dovrebbe scivolare gradualmente verso l’esterno della bottiglia, a ciascun colpo. Quando sarà fuoriuscito a sufficienza, per completare l’opera è meglio estrarlo con le mani. 

LA POMPA DELLA BICI PER TOGLIERE IL TAPPO DALLA BOTTIGLIA

Se la vostra gita con pic nic prevedeva un piacevole giro in bici, la pompa della bicicletta potrebbe rivelarsi uno strumento utile a risolvere il problema dell’assenza dell’apribottiglie. È anche possibile che vi troviate in casa, abbiate smarrito il cavatappi e la vostra cassetta degli attrezzi si sia rivelata inutile ma in garage ci sia una pompa per gonfiare le gomme della bici.

Un metodo semplice per aprire la bottiglia è inserire lateralmente al tappo l’ago della pompa fino a raggiungere l’aria che si trova tra il tappo e il vino. A questo punto dovete insufflare aria poco alla volta all’interno, affinché la pressione spinga fuori il tappo lentamente.

GRAFFETTE E PENNA BIRO AL POSTO DEL CAVATAPPI

Avete a disposizione materiali da cancelleria? Prendete due graffette e una penna biro e seguite questa procedura, che richiede doti da veri scassinatori:

  • raddrizzate parte delle graffette e lasciate intatta una porzione a “U”;
  • infilate una graffetta lungo il lato della bottiglia;
  • incastrate la parte a “U” tra il sughero del tappo e il vetro del collo della bottiglia, finché non si trova sotto la base del tappo;
  • ruotate la graffetta di 90° per far arrivare la “U” sotto il tappo;
  • unite fra loro le estremità dritte delle graffette, torcendole l’una attorno all’altra, in modo che siano fissate in maniera sicura per tirare il tappo;
  • inserite una biro o il manico di un cucchiaio, sotto le estremità intrecciate delle graffette;
  • fate scivolare le dita sotto la penna, in modo che i fili metallici si trovino fra il dito medio e l’anulare e tirate il tappo.

METODI ESTREMI PER APRIRE UNA BOTTIGLIA DI VINO SENZA CAVATAPPI

Nessuno dei rimedi illustrati fino a qui fa al caso vostro e ci tenete veramente tanto ad aprire la vostra bottiglia di vino? Se siete amanti del rischio ed è ormai diventata una questione di principio, esistono metodi alternativi piuttosto pericolosi. In alcuni casi, il rischio principale è quello di rovinare il vino e renderlo imbevibile, in altri ci si potrebbe fare male. Se prima di smarrire il cavatappi avete già bevuto un bel po’ e non siete molto lucidi, sarà meglio rimandare alla prossima serata in compagnia.

Utilizzare la fiamma ossidrica per far uscire il tappo

Se avete una fiamma ossidrica, potete provare a sfruttarne il calore per far uscire il tappo di sughero https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/tappi-sughero-differenze-caratteristiche. È opportuno tenere ferma la bottiglia dal fondo e puntare per alcuni secondi la fiamma sul collo, ruotando mentre si scalda. L’effetto spettacolare è garantito. La bottiglia non deve essere fredda e questo sistema non si può assolutamente utilizzare se ci si trova in ambienti freddi, altrimenti la bottiglia potrebbe esplodere.

Utilizzare lo spazzolino da denti o il manico di un cucchiaio di legno

Questo metodo non serve ad estrarre il tappo ma a farlo entrare dentro alla bottiglia. Ci si può aiutare con il manico di un cucchiaio, preferibilmente di legno o con il manico dello spazzolino da denti. L’importante è scegliere un oggetto più fine rispetto al diametro del tappo, che non tagli il sughero. Anche una penna biro o un pennarello (chiusi con il cappuccio) potrebbero andar bene. Se si provvede prima di tutto a forare il tappo con un oggetto appuntito, si potrà ridurre la pressione e premere più delicatamente. Questo dovrebbe diminuire le possibilità che il tappo si sbricioli. L’operazione va eseguita tenendo la bottiglia poggiata verticalmente, su una superficie stabile. Se il tappo dovesse rompersi, una soluzione estrema potrebbe essere quella di travasare il vino in un decanter o in altro recipiente da vino e usare un setaccio per trattenere i trucioli.

Il simbolo del vino Chianti è il Gallo Nero e le origini di questo marchio risalgono alla costituzione dell’antica Lega Militare del Chianti. Questa fu creata dalla Repubblica del Marzocco nel 1384 in opposizione a Siena. La Lega del Chianti comprendeva i comuni di Gaiole, Castellina e Radda. Chianti e Chianti Classico non sono la stessa cosa infatti i due nomi indicano due diverse DOCG con Consorzi di tutela e zone di produzione differenti.

Il marchio del Gallo Nero si trova rappresentato su tutte le bottiglie prodotte ne l territorio del consorzio Chianti Gallo Nero da decenni. Alcuni anni fa ne è stato effettuato un “restyling” e dalla rivisitazione grafica è nata una versione più moderna e accattivante. Il pittore Giorgio Vasari, tra l’altro, riprodusse questo simbolo sul soffitto del Salone dei Cinquecento, nel Palazzo Vecchio di Firenze, nell’opera “Allegoria del Chianti”.

LA LEGGENDA DEL GALLO NERO DEL CHIANTI

Stando a una leggenda molto nota, il comportamento di un gallo nel medioevo fu responsabile della definizione dei confini politici del territorio del Chianti. Quando le Repubbliche di Firenze e Siena erano in lotta l’una contro l’altra, questo territorio di mezzo tra le due era oggetto di continue dispute. Si decise, così, di far partire all’alba, dai capoluoghi delle due Repubbliche, due cavalieri e di stabilire il confine fiorentino-senese nel loro punto d’incontro.

Il gallo nero fiorentino e il gallo bianco senese

Il segnale d’avvio per i cavalieri doveva essere il canto di un gallo, come era usanza al tempo. I senesi scelsero un gallo bianco e gli diedero da mangiare più del solito, pensando che all’alba del giorno seguente avrebbe cantato più forte grazie alle molte energie. I fiorentini optarono per un gallo di colore nero, il quale fu tenuto quasi digiuno e chiuso in una stia piccola e buia per diversi giorni, per farlo esasperare. Il giorno della partenza, il gallo dei fiorentini fu liberato e cantò forte, molto prima dell’alba. Il gallo dei senesi, invece, dormì più del solito perché era ancora sazio. In tal modo il cavaliere di Firenze si avviò con molto vantaggio sul cavaliere di Siena. Il secondo, infatti percorse solamente una dozzina di chilometri e a Fonterutoli incontrò il primo. La Repubblica Fiorentina ebbe modo, così di annettere tutto il territorio del Chianti.

QUALI VINI DEL CHIANTI HANNO IL GALLO NERO COME SIMBOLO?

Il Granduca di Toscana Cosimo III nel 1716 emise un bando che stabiliva che i vini prodotti nei comuni di Gaiole, Castellina e Radda si potevano chiamare vini del Chianti. In questo modo si delimitò la zona di produzione di vino del Chianti fino ad includere circa i 3/5 del Comune di Greve. Nel 1932 con la creazione della zona vinicola Chianti, i tre comuni rientrarono nella più estesa sottozona denominata Classico.

Il Gallo Nero è stato a lungo il simbolo del Consorzio del Marchio Storico che gestiva l’immagine di un gruppo di produttori facenti parte del Consorzio del Vino Chianti Classico. A partire dal 2005 si è esteso l’uso del simbolo a tutti i produttori della sottozona Classico. I confini del Chianti Classico attualmente comprendono:

  • Radda,
  • Gaiole,
  • Castellina in Chianti,
  • Castelnuovo Berardenga,
  • Greve in Chianti,
  • San Casciano,
  • Tavarnelle,
  • Barberino Val d’Elsa,
  • una piccola porzione del territorio comunale di Poggibonsi.

In vino veritas (nel vino c’è la verità): chi non conosce questa affermazione immortale di Plinio il Vecchio?

Forse, invece, non tutti sanno che sono moltissimi gli scrittori, i pensatori ed i poeti che ci hanno lasciato aforismi sul vino di grande forza espressiva. Come non comprenderli? Pochi piaceri, al pari del vino, possono essere sia  condivisi con semplicità che gustati in solitaria meditazione.

Abbiamo selezionato e raccolto per voi le più belle frasi sul vino, per farvele apprezzare nel loro valore letterario e, perché no, per una citazione colta al momento opportuno!

Buona lettura!

Chi beve solo acqua ha un segreto da nascondere.
(Charles Baudelaire)

Se il vino non fosse una cosa importante, Gesù Cristo non gli avrebbe dedicato il suo primo miracolo!
(Anonimo)

Il suono morbido di un sughero che viene stappato dalla bottiglia ha il suono di un uomo che sta aprendo il suo cuore.
(William S. Benwell)

Un uomo non si sente mai completamente a suo agio, se non ha un bicchiere davanti a sé.

(Jerome Klapka Jerome)

Un pasto senza vino è come un giorno senza sole.
(Anthelme Brillat-Savarin)

Amo sulla tavola, quando si conversa,
la luce di una bottiglia di intelligente vino.

(Pablo Neruda)

Il vino è la parte intellettuale di un pranzo, la carne e i legumi non sono che la parte materiale.
(Alexandre Dumas)

Il vino aggiunge un sorriso all’amicizia ed una scintilla all’amore.

(Edmondo De Amicis)

Niente rende il futuro così roseo come il contemplarlo attraverso un bicchiere di Chambertin.
(Napoleone Bonaparte)

Il vino dovrebbe essere mangiato, è troppo buono per essere solo bevuto.
(Jonathan Swift)

A chi non piace il vino, Dio gli tolga l’acqua.
(Proverbio toscano)

Se il vino sparisse dalla terra, credo che nella salute e nell’intelligenza dell’uomo si formerebbe un vuoto, un’assenza di molto più spaventosa di tutti gli eccessi dei quali il vino è fatto responsabile.

(Charles Pierre Baudelaire)

Chi non ama le donne il vino e il canto, è solo un matto non un santo.
(Proverbio tedesco)

Io sono sicuro che se il padre Dio in persona, invece di insegnarglielo al Noè, tanto tempo dopo, questo trucco meraviglioso di schiacciare l’uva, di tirar fuori il vino, glielo avesse insegnato subito, fino dal principio, all’Adamo, subito, prima dell’Eva, subito!… non saremmo in questo mondo maledetto, saremmo tutti in paradiso… salute!
(Dario Fo)

Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo.

(Ernest Hemingway)      

La vita è troppo breve per bere vini mediocri.
(Johann Wolfgang von Goethe)

Alcuni non diventano mai folli. I loro vini devono essere proprio noiosi.
(Charles Bukowski)

Mi stupiscono i venditori di vino, giacché essi cosa mai potranno comprare di meglio di quel che vendono?

Omar Khayyam

Il vino ha una pastosa pienezza ch’empie palato e anima di sapore.

(Antonio Fogazzaro)

Gesù trasformava l’acqua in vino. Non mi stupisce che dodici discepoli lo seguissero dappertutto.
(Coluche)

Bevendo gli uomini migliorano:
fanno buoni affari,
vincono le cause,
son felici
e sostengono gli amici.

(Aristofane)

L’acqua divide gli uomini; il vino li unisce.
(Libero Bovio)

L’acqua se ne vada dove vuole a rovinare il vino, lontano, fra gli astemi.

(Gaio Valerio Catullo)

Da noi, gli homini dovrebbero nascere più felici e gioiosi che altrove, et però credo che molta felicità sia agli homini che nascono dove si trovano i vini buoni…
(Leonardo de Vinci)

Presto, portami un bicchiere di vino, in modo che io possa bagnare la mia mente e dire qualcosa di intelligente.
(Aristofane)

Quando morirò seppellitemi in una vigna, acciocché possa ridare alla terra tutto quello che ho bevuto nella mia vita.

(Francesco Guccini)

Ho goduto di grande salute fino alla tarda età, perché tutti i giorni da quando mi ricordo ho consumato una bottiglia di vino, tranne quando non mi sono sentito bene. Allora ho consumato due bottiglie.
(Vescovo di Siviglia)

Il vino, specialmente in Italia, è la poesia della terra.
(Mario Soldati)

Il bronzo è lo specchio del volto,
il vino quello della mente.

(Eschilo)

Quando sei felice bevi per festeggiare. Quando sei triste bevi per dimenticare, quando non hai nulla per essere triste o essere felice, bevi per fare accadere qualcosa.
(Charles Bukowski)

La mia idea è sempre stata che quando sei giovane, ti piacciono i vini dolci; poi diventi sofisticato, e bevi i bianchi secchi; poi diventi un esperto conoscitore, e bevi i rossi decisi; e poi invecchi e bevi di nuovo vini dolci.
(Sally Jessy Raphael)

Si è sapienti quando si beve bene: chi non sa bere, non sa nulla.
(Nicolas Boileau)

Se la penicillina può curare i malati, lo sherry spagnolo può riportare i morti in vita.
(Sir Alexander Fleming)

La vita è così amara,
il vino è così dolce;
perché dunque non bere?
(Umberto Saba)

Non c’è nessuno che conosca il segreto del futuro.
Quello che vi serve è del vino, dell’amore e del riposo a piacere.

 (Omar Ḫayyām)

E dove non è vino non è amore;
né alcun altro diletto hanno i mortali.

(Euripide)

I veri intenditori non bevono vino: degustano segreti.
(Salvador Dalí)

Nessuna poesia scritta da bevitori d’acqua può piacere o vivere a lungo. Da quando Bacco ha arruolato poeti tra i suoi Satiri e Fauni, le dolci Muse san sempre di vino al mattino.

(Orazio)

Non fidatevi di una persona che non ama il vino.
(Karl Marx)

Gettiamo via gli affanni! Scorri vino in un fiume di schiuma
in onore di Bacco, delle muse, della bellezza.

(Aleksandr Sergeevič Puškin)

Un buon vino è come un buon film: dura un istante e ti lascia in bocca un sapore di gloria; è nuovo ad ogni sorso e, come avviene con i film, nasce e rinasce in ogni assaggiatore.
(Federico Fellini)

La forza sconvolgente del vino penetra l’uomo
e nelle vene sparge e distribuisce l’ardore.

(Lucrezio)

Il semplice gesto di aprire una bottiglia di vino ha procurato più felicità all’umanità di tutti i governi della storia mondiale. Il gusto è un mistero che trova la sua migliore espressione nel vino.
(Jim Harrison)

Sia benedetto chi per
primo inventò il vino
che tutto il giorno mi fa stare allegro.

(Cecco Angiolieri)

L’amore inespresso è come il vino tenuto
nella bottiglia: non placa la sete

(George Herbert)

Bere del vino è bere del genio.
(Charles Baudelaire)

Il vino non si beve soltanto, si annusa, si osserva, si gusta, si sorseggia e… se ne parla.
(Edoardo VII)

Ci sono cose che assolutamente non si devono fare: per esempio bere Dom Perignon del ’53 a temperatura superiore a 4°C. Sarebbe peggio che ascoltare i Beatles senza tappi nelle orecchie.

(Sir Sean Connery – James Bond)

La felicità, come un vino pregiato,
deve essere assaporata sorso a sorso.

(Ludwig Feuerbach)

“Tanti auguri a teee, tanti auguri a teeee”… tagliamo la torta e facciamo partire il tappo dello champagne per un bel brindisi al festeggiato!

Non è la scena che molti immaginano e pensano per una festa di compleanno, o per una cena tra amici, o per il pranzo della domenica? Ok, in questi casi non ci si fanno gli auguri, ma il senso resta lo stesso: nella nostra mente dessert e champagne (o spumante) sembrano un connubio quasi inscindibile.

Tuttavia, gli esperti (chef e sommelier) ci raccontano una cosa molto diversa: le bollicine e i vini secchi sono l’abbinamento peggiore per i dolci, che dovrebbero essere abbinati per concordanza (quindi cibo dolce con vino dolce) e mai per contrasto (cibo dolce con vino secco). Questo perché abbinando cibi dolci e vini secchi, anche se morbidi o amabili, l’acidità e la sapidità di questi ultimi prevarrebbero in modo poco armonico e rovinerebbero il gusto del dolce, pregiudicando anche la degustazione del vino.

Per capire meglio come è nata questa radicata abitudine facciamo un passo indietro, agli albori della nascita dello champagne.

Forse non tutti sanno che lo champagne è nato come vino dolce, ed è per questo che è stato sin da subito abbinato a tavola con torte e dessert. Questa sua caratteristica si è protratta per lungo tempo, perché era particolarmente apprezzata dai suoi principali estimatori (ed acquirenti), i nobili russi. Saranno gli Inglesi, che ne preferivano una versione decisamente più secca, ad imporre il proprio gusto (non solo in fatto di champagne) alla fine della prima guerra mondiale, che li vide prevalere sull’asse prussiano, austro-ungarico e russo. Da lì in poi, lo champagne dolce è caduto un po’ in disuso, complice anche l’affermazione sul mercato dei vini passiti e/o liquorosi che solitamente si possono reperire a prezzi più concorrenziali.

Allora lo champagne oggi è del tutto sconsigliato in accompagnamento con i dessert? Tutt’altro: anche se poco diffuse, si possono reperire ottime varianti sec, demi-sec o doux, come ad esempio il “Nectar Impérial” di Moët et Chandon, e in generale il mondo delle bollicine è molto ricco di varianti dolci, come il Moscato Dolce o l’Asti D.O.C.G.

A prescindere dagli spumanti, comunque, il mondo dei vini dolci è ricchissimo; proviamo ad orientarci nella scelta tenendo presente la tipologia di dolce che vogliamo accompagnare.

L’abbinamento vino-dessert è estremamente variabile, poiché la scelta sia dell’uno che dell’altro è  davvero ampia, considerando anche il fatto che ogni realtà territoriale ha le proprie specialità autoctone.

La parola d’ordine è sempre sperimentare, assecondando i propri gusti e seguendo alcune regole generali:

1.      il vino non deve mai essere meno dolce del dessert, altrimenti il contrasto sarebbe avvertito come poco gradevole;

2.      se nel dessert c’è una base liquorosa, si può servire il liquore o vino utilizzato per la preparazione: Marsala per lo zabaglione, Rhum per il babà, Gran Marnier per crepes flambee o suzette ecc.;

3.      i dolci a pasta lievitata, come il panettone, il pandoro o la colomba, si sposano perfettamente con gli spumanti dolci, ma anche con vini moscati fermi;

4.      spumanti aromatici o vini amabili anche per millefoglie, profiterole, bignè ripieni e altri dolci ricchi; in particolare, per un dolce strutturato e ricco di profumo come la cassata siciliana la scelta ideale è un’altrettanto strutturata Malvasia delle Lipari, o un Passito di Pantelleria;

5.      i dessert a base di uova (crème caramel, flan, soufflè ecc.) si abbinano con vini generosi: Marsala, Madeira e i francesi “vins doux naturels;

6.      per le crostate di frutta e le paste frolle, oltre al sempreverde Moscato (magari nella variante Moscato Rosa se sono guarnite con frutti di bosco), si abbina bene anche un Verduzzo Friulano DOC o una Malvasia, ed in generale tutti quei vini con note olfattive di frutti rossi;

7.      il gelato è il dessert più difficile da abbinare: uno spumante dolce spesso può essere la scelta giusta, senza trascurare comunque la possibilità di abbinare un liquore che richiami il profumo del gelato;

8.      il cioccolato: la maggioranza ritiene che sia difficilissimo accostarlo al vino, a causa anche delle punte di amaro dovute alla percentuale di cacao; tuttavia, vini liquorosi come Porto, Vin Santo e Malvasia possono costituire un buon “mariage“, fermo restando l’abbinamento eccellente con il mondo dei distillati.

Questa lista non potrebbe mai essere esaustiva, perché le varianti in gioco sono davvero tantissime: dipende anche dagli specifici ingredienti usati, se il dolce è fritto o al forno, se è presente la frutta… come detto in precedenza, provare, provare, provare…

Solo pochi giorni fa, la nota a Casa d’Aste Sotheby’s ha battuto all’asta due casse di Chateau Cheval Blanc 1947 per oltre 400.000 sterline complessive, praticamente quasi 22.000 € a bottiglia.

Un record? Nemmeno per idea!

La classifica dei vini più pagati al mondo contiene numeri da capogiro, prezzi incredibili e anche storie molto interessanti.

Siete curiosi? Vediamola insieme!

10. Bordeaux di Chateau Mouton Rothschild, 1945 – 84.191 euro

Questa bottiglia, formato Jéroboam (cioè da tre litri), di una delle migliori annate dello scorso secolo, è stata venduta dalla Casa d’Aste Christie’s nel 1997. Quello che ha determinato il prezzo non è però il formato, o almeno quello non è l’unico motivo: si tratta di uno dei vini più conosciuti al mondo (citato anche da James Bond!).

9. Domaine de la Romanée-Conti Montrachet, 2010 – 116.000 dollari

Uno Chardonnay della Borgogna, precisamente di Montrachet, a detta di alcuni il migliore al mondo. La Romanée-Conti possiede vigne con una storia millenaria, e non a caso è considerata la Maison produttrice dei vini più pregiati che esistono.

8. Chateau d’Yquem Sauternes, 1811 – 117.000 dollari

Il personaggio interpretato da John Malkovich nel film Red 2 sostiene che il Sauternes Chateau d’Yquem del 1847 è il vino più costoso al mondo. Non è un’affermazione corretta in assoluto, ma questa bottiglia, che contiene uve Sauvignon Blanc e Sémillon, detiene da anni il record di “bottiglia di vino bianco più cara al mondo”.

7. Chateau Lafite, 1787 – 117.000 dollari

Questa bottiglia da collezione di oltre 200 anni condivide una curiosità con il Sauternes di Chateau d’Yquem che precede e con lo Chateau Margaux che segue più avanti: è appartenuta al Presidente degli Stati Uniti Thomas Jefferson, il ché certamente ha contribuito a conferirle ulteriore valore. Nel 1985 fu acquistata da Malcom Forbes, editore dell’omonima rivista, e dal 2006 apparterrebbe ad un anonimo collezionista.

6. Penfolds Kalimna Block 42 Ampoule, 2004 – 168.000 dollari

Penfolds è una azienda australiana di fama mondiale. In tutto esistono solo 12 esemplari al mondo di questo Cabernet Sauvignon, contenuto non in semplici bottiglie, ma in veri e propri oggetti di design o pezzi d’arte. Pare che all’apertura di una di queste bottiglie debba essere presente anche uno dei proprietari di Penfolds, in una vera e propria cerimonia: tenetelo presente se volete acquistarla per una serata romantica!

5. Chateau Margaux, 1787 – 225.000 dollari

E’ sicuramente uno dei vini più prestigiosi che ci siano, e di questa particolare annata non esiste più alcuna bottiglia al mondo. L’ultima ha una storia molto particolare: anch’essa parte della collezione di Thomas Jefferson, nel 1989 apparteneva al mercante di vini William Sokolin, che accettò di portarla ad una serata di gala organizzata da Château Margaux presso il Four Season Hotel di New York. Qui uno sfortunatissimo cameriere la urtò, facendola cadere e mandandola in pezzi. Sokolin chiese all’assicurazione un risarcimento di 500.000 dollari, ottenendone 225.000. Dunque, pur non essendo di fatto stata venduta, la bottiglia è stata quotata in riferimento al rimborso assicurativo che il suo proprietario ricevette per lo sventurato incidente.

4. Domaine Leroy Musigny Grand Cru, 1990 – 244.000 dollari

Una pregiatissima bottiglia di Pinot Noir, grande vino di Borgogna. L’annata 1990 è particolarmente pregiata, anche perché segna il momento di svolta per Domaine Leroy: casa vinicola fondata nel 1868 come Maison Leroy, diventa il marchio attuale nel 1988 grazie a Lalou Bize-Leroy, la figlia di quarta generazione. Con lei arriva la conversione alla viticoltura biodinamica, che ha contribuito grandemente al successo dell’azienda.

3. Chateau Cheval Blanc, 1947 – 304.375 dollari

Lo Cheval Blanc è uno dei più rinomati vini francesi, prodotto nella regione di Bordeaux. Dal 1955 è classificato come Premier Grand Cru Classé nella super categoria A, insieme a soli altri 3 Chateau. Nel caso di questa bottiglia, un Merlot in purezza sofisticatissimo, a determinare il prezzo non è solo l’annata (1947) ma anche il formato da sei litri, che viene denominato “Matusalem”, pari a 8 bottiglie normali.

 2. Cabernet Sauvignon di Screaming Eagle, 1995 – 500.000 dollari

Il prezzo di questo vino rosso, prodotto dalla casa vinicolache rappresenta la punta di diamante statunitense, è dovuto a quanto pagato per una bottiglia Matusalem nel corso di un’asta di beneficenza nel 2000. Anche se occupa un ruolo trascurabile se si parla di collezionismo puro (l’intento benefico ha certamente contribuito a sopravvalutare il valore effettivo), tuttavia non va dimenticato che questo vino ha ottenuto il massimo dei voti dalla critica mondiale.

1. Domaine de la Romanée-Conti, Romanée-Conti Grand Cru 1945 – 558.000 dollari

I Borgogna di Romanée-Conti sono per gli autentici appassionati i vini più desiderati del mondo, nonché solitamente i più cari. Nell’annata 1945, subito dopo la seconda guerra mondiale, furono prodotte solo 600 bottiglie, e furono le ultime da quelle vigne, espiantate dopo la raccolta dell’uva. Un vino rarissimo, quindi, e così l’asta organizzata da Sotheby’s nell’Ottobre 2018 si è infiammata fino ad arrivare alla cifra più alta mai pagata per una singola bottiglia di vino. Da notare che, comunque, una bottiglia “qualunque” di Romanée-Conti non costa meno di 20.000 euro.

Sapere quante calorie ha un bicchiere di vino può essere molto utile per tenere conto dell’apporto calorico di un pasto completo e capire come evitare di esagerare nell’arco della giornata. Questa bevanda è un elemento indispensabile per gli italiani quando si prepara un pranzo o una cena per stare in compagnia a o si va a mangiare al ristorante. Il nostro palato è abituato da centinaia di anni all’abbinamento di certi cibi con determinati vini bianchi o rossi. I vini spumanti come il prosecco, poi, sono il simbolo per eccellenza del brindisi e dei festeggiamenti delle occasioni più importanti. 

CONOSCERE IL CONTENUTO CALORICO DEL VINO

Non tutti hanno un’idea esatta di quante calorie ha un bicchiere di vino e anche per questo motivo diventa più facile abusarne e dare all’organismo una quantità eccessiva di energia. Molto spesso, chi è in sovrappeso o obeso e deve seguire una dieta alimentare dimagrante, non può bere alcolici per riuscire ad ottenere i risultati sperati. I “bevitori” che assumono grandi quantità di alcol anche lontano dai pasti, oltre a compromettere la loro salute, tendono anche ad ingrassare.

Un consumo moderato, invece, limita considerevolmente i danni all’organismo e, al contrario,  può portare alcuni benefici alla salute.  

LA GRADAZIONE ALCOLICA E L’APPORTO CALORICO

L’alcol e in particolare i superalcolici, hanno un elevato contenuto di calorie e un basso apporto nutritivo. Sapere quante calorie contiene un bicchiere di vino rosso rispetto a uno di vino bianco, di prosecco o di birra può aiutarci a bilanciare l’apporto energetico nell’alimentazione quotidiana. La quantità di zucchero presente nel vino e negli altri alcolici dipende in buona parte dal grado alcolico della bevanda che si sceglie. Il Parlamento Europeo ha lavorato a lungo a un disegno di legge che imponga l’indicazione del contenuto calorico del vino sulle etichette. Questa dovrebbe favorire un consumo maggiormente consapevole. Attualmente la normativa prevede solo che venga riportata l’indicazione del contenuto di zucchero sulle etichette dei vini spumanti. Nel frattempo, possiamo usare altri strumenti per avere un’idea sulle calorie del vino che beviamo.

Calcolare quante calorie ha un bicchiere di vino

Gli zuccheri contenuti nell’uva che si usa per produrre il vino, durante il processo di fermentazione si  trasformano in alcol. Di conseguenza, è facile intuire che più zuccheri contiene l’uva, più alcolico e calorico sarà il vino ottenuto dalla sua fermentazione. Se si legge sull’etichetta la gradazione alcolica, si può avere, quindi, una prima idea di quanto sia calorico il vino scelto.

Il tasso alcolometrico indicato sull’etichetta riporta in percentuale la quantità di alcool sul volume complessivo. Per fare un esempio, quando leggiamo 12,5% vol., questo numero indica che in 100 ml di vino ci sono 12,5 ml di alcool.

Nel vino secco la quantità di zucchero di solito non è superiore a 4 g/l mentre in quello abboccato non supera i 12 g/l. Si definisce amabile il gusto del vino che ha un tenore di zucchero non superiore ai 45 g/l mentre dolci sono i vini che hanno contenuto di zucchero pari almeno al 45 g/l.  

Differenze tra vino rosso, vino bianco, superalcolici e birra: quale fa ingrassare di più?

L’alcool contiene in media 7 calorie per grammo. Un calice in genere contiene circa 80-100 ml di spumante, 100-120 ml di vino bianco e 125-150 ml di vino rosso. Vediamo qual è il contenuto medio di calorie di ciascuna categoria di bevanda alcolica:

  • 1 bicchiere di vino rosso (150 ml) contiene da 80 a 120 calorie. Queste variano in base alla gradazione alcolica che di solito si aggira tra i 10° e i 14°;
  • 1 bicchiere di vino bianco (150 ml) contiene da 80 a 110 calorie. Queste variano in base alla gradazione alcolica che solitamente si aggira tra i 10° e i 12°;
  • un bicchierino di bevanda superalcolica (40 ml) contiene circa 90 calorie;
  • un calice di birra contiene fino a 170 calorie, soprattutto nelle birre scure e liquorose che hanno gradazione più alta.

Siete a Milano, volete acquistare vino, birra, cocktail kit, superalcolici o analcolici e approfittare della consegna gratuita a domicilio dei prodotti già refrigerati di Thirsty? Vi spieghiamo passo dopo passo come utilizzare la app e il sito web, per procedere con ordine, pagamento e acquisto senza intoppi. In massimo 30 minuti, riceverete a casa le bevande acquistate e potrete optare anche per la consegna contactless. In questo periodo particolare, infatti, per evitare ulteriormente i contatti e la diffusione del COVID-19, i nostri operatori sono disponibili, ad esempio, a lasciare il pacco nell’ascensore o dove indicano i clienti.

WINE DELIVERY E PROCESSO D’ACQUISTO SU THIRSTY

Acquistare bevande di ottima qualità a prezzi competitivi su Thirsty è davvero molto facile e intuitivo. Per i clienti meno esperti di acquisti sul web e per chi è poco pratico di app, si può usufruire dell’efficiente servizio di assistenza clienti, che guida al processo d’acquisto.

Nel frattempo, potete provare a seguire queste istruzioni nelle quali vi spieghiamo come registrarvi al sito e alla app e le principali differenze tra i due canali. I prodotti e i prezzi sono esattamente gli stessi, non c’è rischio di sbagliare.

COME REGISTRARSI ALL’E-COMMERCE THIRSTYDELIVERY.COM

Se trovate più comodo fare shopping online dal sito web, magari utilizzando il pc, ecco come dovete procedere per ordinare il vino e le altre bevande sul nostro e-commerce. Innanzi tutto è necessario registrarsi, ma tranquilli: tuteleremo i dati che ci fornite e la vostra privacy. Inserite sul browser il sito: https://thirstydelivery.com/ e noterete subito che, per procedere, vi verrà chiesto di confermare che siete maggiorenni. Dopo di che, sulla barra orizzontale della home page, in alto a destra, troverete la dicitura “sign up / login”. Se non siete registrati, è necessario provvedere (sign up) e una volta effettuata la registrazione, potrete optare per “login” a partire dai successivi ordini.

Registrazione privati tramite e-mail al sito web di Thirsty

Per effettuare l’iscrizione, vi verrà richiesto di registrarvi tramite e-mail. Cliccando sulla relativa voce, comparirà una schermata nella quale dovrete indicare se siete un privato o un’azienda. Di conseguenza, cambierà la casella dati da compilare. In caso vi registriate come privato, dovrete indicare:

  • nome e cognome,
  • indirizzo di residenza,
  • citofono,
  • data di nascita, da compilare anche utilizzando un pratico calendario,
  • indirizzo e-mail,
  • telefono,
  • codice fiscale,
  • password di almeno 8 caratteri, che deve contenere un numero (da creare sul momento),
  • codice di invito (se ne avete ricevuto uno da amici o altri clienti di Thirsty).

Cliccando su “crea account” verrete portati su una nuova schermata nella quale vi verrà chiesto, per verifica, di inserire il codice che avete ricevuto via sms. Attenzione, quindi, a tenere il vostro cellulare a portata di mano prima di cominciare la registrazione. Una volta inserito il codice ricevuto, potrete premere su “invia codice” e voit là: eccovi nel catalogo di vini, birre, superalcolici e bevande di Thirsty, pronti per acquistare!

Registrazione aziende tramite e-mail al sito web di Thirsty

Molte aziende decidono di rifornirsi sul nostro store online di alcolici e analcolici. Meeting, convegni, conferenze, riunioni, feste aziendali ma anche semplici approvvigionamenti sono solo alcuni dei motivi per cui risulta molto pratico poter usufruire della consegna gratuita. Le bottiglie sono già refrigerate e questo è un grosso vantaggio per professionisti e uffici che non dispongono, ad esempio, di frigoriferi capienti per conservare a lungo un gran numero di bottiglie. Se dovete registrarvi come azienda, la differenza rispetto alla registrazione come privato consiste solo nel fatto che troverete da compilare per prima la voce “nome azienda” e, in aggiunta al codice fiscale, vi verrà richiesto di indicare la “partita iva”.

Come fare acquisti sull’e-commerce Thirsty se si è già registrati

Se siete già registrati su Thirstydelivery.com, sarà molto facile fare acquisti. Cliccando su “sign up / login, infatti, dovrete solo indicare l’indirizzo e-mail col quale vi siete registrati e la password scelta. Ricordate, quindi, di segnarvi questi dati in un luogo sicuro, dove potrete ritrovarli facilmente all’occorrenza.

Potrete scrivere il nome del prodotto che desiderate nel motore di ricerca interno oppure consultare i prodotti tramite le diverse categorie presenti nel menù sulla barra orizzontale in alto:

A questo punto dovete solo selezionare le schede prodotto delle bevande che vi piacciono e, aperta ciascuna scheda, cliccare sulla barra verde “aggiungi prodotto al carrello”. Indicate il numero di unità che desiderate nella barra verde sottostante. Mentre consultate il catalogo e passate da una scheda prodotto all’’altra, nel vostro “carrello acquisti” rimarranno memorizzate le vostre preferenze. Quando ritenete di aver finito, potete cliccare in alto a destra sull’immagine del carrello e si aprirà un breve riepilogo dei prodotti aggiunti. Cliccando sulla barra verde “check out” potrete procedere col pagamento.

Come pagare i prodotti ordinati su Thirstydelivery.com

Quando avete completato il vostro giro di shopping online sull’e-commerce Thirstydelivery.com, una volta cliccato su check out, verrete direzionati sulla pagina per pagare. Per prima cosa dovrete confermare se volete ricevere i prodotti all’indirizzo di residenza inserito quando vi siete registrati sul sito, oppure altrove:

  • cliccando su “aggiungi indirizzo” si aprirà un rettangolo da compilare scrivendo su un’unica riga la via, il numero civico, il cap e su, un altro campo il citofono (ovvero l’interno). Un click su “applica” e il gioco è fatto;
  • sotto a “indirizzo di spedizione” e “aggiungi indirizzo” troverete la voce “data e ora di consegna” e potrete compilare l’area della data utilizzando il calendario e quella dell’ora utilizzando l’orologio;
  • per ultimo, vi resta da indicare sul riquadro a destra le opzioni di pagamento. Compilate il campo con il numero della carta di credito, seguito dal campo con la data di scadenza della carta. Se avete un coupon o un codice sconto, potrete inserirlo nell’apposito campo “coupon” e premere “applica”. In questo modo vedrete di seguito indicato l’importo totale da pagare.

COME UTILIZZARE LA APP DI THIRSTY PER FARE ACQUISTI

Acquistare con la app di Thirsty è semplicissimo e vi permetterà di provvedere a ordinare le bottiglie dovunque vi troviate, comodamente dal vostro smartphone. Potrete riceverle in mezz’ora all’indirizzo che preferite. Dall’area Play Store del vostro smartphone o Apple Sotre dell’I-Phone sarà necessario indicare “Thirsty Delivery” nel motore di ricerca interno e riconoscerete subito il logo di Thirsty. La app è indicata anche come “premium alcohol delivery”. Tranquilli: non occupa molto spazio sul telefono e si scarica rapidamente e gratuitamente. Aprendo la app dallo schermo del vostro cellulare, potrete scegliere se:

  • registrarvi,
  • accedere facendo login,
  • proseguire e consultare la app, senza fare login.

Proseguendo, vi verrà chiesto di confermare l’autocertificazione della maggiore età, indispensabile per entrare nel negozio online. La navigazione senza registrarsi o eseguire il login serve solo a farvi un’idea di quali sono i prodotti in vendita ma non vi consentirà di ordinare. Se proverete ad aggiungere un prodotto nel carrello, infatti, l’azione vi verrà segnalata come “errore” e vi sarà richiesto di eseguire registrazione o login.

Registrarsi sulla app di wine delivery Thirsty

Se volete effettuare la registrazione alla app, al suo avvio cliccate sul bottone azzurro “accedi o registrati”. Se vi eravate già registrati, anche tramite l’e-commerce, sarà sufficiente inserire nei due appositi campi da compilare, indirizzo e-mail e password scelti in fase di registrazione. Comparirà una schermata che vi chiederà se volete salvare nome utente e password per evitare di doverli inserire nuovamente al prossimo accesso. A voi la scelta tra “salva” e “non salvare mai”, mentre “annulla” vi farà tornare indietro.

Il processo d’acquisto di vino e bevande sulla nostra app

Consultare il catalogo sull’e-commerce o sulla app di Thirsty è facile. Cliccando sulle tre lineette orizzontali in alto a sinistra, si aprono le categorie prodotto, che corrispondono a quelle elencate prima per l’e-commerce. A questo punto, potrete aprire la scheda di ciascun articolo e, se volete aggiungerlo al carrello acquisti, premere il bottoncino tondo e azzurro col disegno del carrello, in alto a sinistra. Premendo il bottone del carrello vi verrà richiesto il numero di unità che desiderate. Impostato un numero, premete su “ok” e, se ne avete bisogno, tornate indietro al catalogo per continuare a scegliere. Terminata la selezione, toccate l’icona grigio scuro in alto a destra col disegno del carrello. Si aprirà una schermata che riepiloga il totale degli acquisti e il prezzo. Se ci avete ripensato su alcuni articoli presenti nell’elenco, potrete cliccare sul tasto rosso “rimuovi” che si trova sotto ad ogni prodotto e il totale dell’importo verrà ricalcolato automaticamente.

Come pagare i prodotti sulla app Thirsty

Pronti al pagamento? A questo punto dovete indicare l’indirizzo di consegna esattamente come avviene sull’e-commerce, specificando un recapito diverso rispetto alla residenza, se necessario. Questo sarà possibile tramite il tasto verde “aggiungi indirizzo”. Confermato l’indirizzo, si apre la schermata “aggiungi carta” per inserire i dati della carta di credito con la quale volete pagare. Scegliete liberamente se mettere o meno la spunta su “memorizza la carta per riutilizzarla in futuro” se volete evitare di compilare questo campo durante i vostri futuri acquisti.

Dite la verità: la sola parola bollicine vi fa venire voglia di brindare, di stare allegri e festeggiare. Vi siete mai chiesti, però, come si ottengono le bollicine che caratterizzano Prosecco, Champagne, Franciacorta e tutti gli altri spumanti? I metodi principali sono due e di seguito vi diamo qualche spunto per capirne un po’ di più (e fare bella figura quando ordinate il vostro spumante!).

CLASSICO E CHARMAT, I METODI DI SPUMANTIZZAZIONE DEL VINO

Il metodo Charmat e il metodo Classico (o Champenoise) sono i metodi più utilizzati per produrre gli spumanti, cioè i vini caratterizzati da rilevante effervescenza. Perché, ci si potrebbe chiedere, utilizzare due metodi diversi e cosa comporta tale diversità? È presto detto: le differenze tra metodo Charmat e Classico sono dovute al fatto che non tutti gli uvaggi possono essere trattati allo stesso modo. I due metodi di spumantizzazione, inoltre, conferiscono caratteristiche differenti quanto a perlage, profumo e struttura.

In particolare, gli spumanti metodo Classico risultano più strutturati, con un perlage più fine e persistente. Hanno un sentore di lievito al profumo, dovuto al periodo più lungo di fermentazione con i lieviti.

I vitigni più aromatici, invece, le cui peculiarità sarebbero compromesse utilizzando il metodo Classico, vengono trattati con il metodo Charmat, per ottenere spumanti più fruttati, non molto strutturati, amabili.

Ulteriore differenza risiede nel fatto che il metodo Classico, rispetto a quello Charmat, è più lungo e complesso.

I principali spumanti ottenuti con il metodo Classico

Con il metodo Classico si ottengono innanzitutto le bollicine più famose al mondo, quelle dello Champagne, per produrre il quale si usa la definizione “metodo Champenoise”. Dopo numerosi contenziosi legali, è stato stabilito che solo lo spumante prodotto nella regione dello Champagne può fregiarsi di tale denominazione e il suo metodo produttivo della dicitura “Champenoise”. Lo stesso metodo, al di fuori della zona in questione, deve essere denominato “metodo Classico”. Tutti gli altri spumanti francesi, prodotti quindi in altre zone, vengono definiti “Crémant“.

Con il metodo Classico si realizza anche il Franciacorta, ottenuto da vitigni chardonnay, pinot nero e pinot bianco, quest’ultimo in sostituzione del pinot Meunier utilizzato per lo Champagne.

Non da meno sono poi gli spumanti dell’Oltrepò Pavese DOCG e il Trento DOC, prodotto da cantine prestigiose tra cui la più famosa è probabilmente la cantina Ferrari.

I principali spumanti ottenuti con il metodo Charmat

Il Re degli spumanti prodotti con il metodo Charmat è senza dubbio il Prosecco, protagonista degli aperitivi in Italia e all’estero. Le peculiarità del Prosecco, rispetto agli spumanti in genere, sono essenzialmente tre:

  • la zona di produzione, un’area ben definita tra Veneto e Friuli Venezia Giulia;
  • i vitigni, che sono solo Glera, Verdiso, Pinot bianco, nero e grigio;
  • l’utilizzo del solo metodo Charmat, mentre gli altri spumanti, come abbiamo visto, possono essere prodotti anche con metodo Classico.

Tra gli altri vini prodotti con questo metodo, i più noti sono sicuramente l’Asti ed il Lambrusco,talvolta ingiustamente “snobbati” da alcuni palati fini. Invece, va detto che l’Asti è lo spumante dolce a denominazione più conosciuto al mondo. Il Lambrusco, poi, è il vino rosso italiano più venduto in Italia ed esportato nel mondo.

Metodo Charmat: cos’è e come funziona

Il metodo Charmat è anche conosciuto come metodo Martinotti, dal nome dell’enologo italiano che nel 1895 lo inventò ed illustrò nello studio “Apparecchio e procedimento per la fabbricazione continua dei vini spumanti”. Successivamente, il francese Eugène Charmat perfezionò e brevettò il processo e le attrezzature necessarie.

Il vino già sottoposto a una fase di fermentazione durante il processo di produzione, viene fatto ulteriormente fermentare mediante l’aggiunta di lieviti e zuccheri in autoclavi. Queste sono pressurizzate con temperatura e pressione interna costanti. Tale processo dura da 30 giorni a 6 mesi, durante i quali i lieviti reagiscono con gli zuccheri, trasformandoli in anidride carbonica ed alcool e formando le famose bollicine. Lo spumante così ottenuto si travasa in una seconda autoclave e si monitorano temperatura e pressione, per eliminare i residui di lievitazione. Viene poi filtrato e addizionato con una miscela di vino e zucchero. L’imbottigliamento si effettua a freddo, per non perdere l’anidride carbonica.

Il metodo Charmat Lungo

Per ottenere prodotti con un aroma di lievito più accentuato e un perlage più fine, il processo di spumantizzazione può essere prolungato fino a 12 mesi. In questo caso, si parla di metodo Charmat lungo, che si caratterizza anche per l’utilizzo di agitatori ad elica installati nell’autoclave. Questi servono a rimettere in sospensione i sedimenti della fermentazione. Grazie a tale processo, è possibile ottenere spumanti con una struttura più complessa e più simile a quelli ottenuti con il metodo Classico.

Metodo CLASSICO: cos’è e come funziona

Il metodo Classico è di origine francese ed è praticato nella regione dello Champagne fin dalla fine del ‘600. Si differenzia dal metodo Charmat principalmente perché la spumantizzazione o presa di spuma (prise de mousse) viene ottenuta direttamente in bottiglia. L’intero processo, come si diceva piuttosto lungo e complesso, si divide in varie fasi. Innanzitutto, si crea una miscela di vino base, zuccheri e lieviti, denominata in gergo tecnico liqueur de tirage. Questa viene riposta in bottiglie spesse di colore scuro, con un fondo convesso per resistere meglio alla pressione interna, dette champagnotte. Le bottiglie si chiudono con un tappo a corona e vengono poste in posizione orizzontale per un periodo che solitamente va dai 18 ai 30 mesi. Vengono conservate in cantine con umidità e temperatura costanti ed in assenza di vibrazioni, rumori ed odori. In tal modo si consente ai lieviti di trasformare gli zuccheri in alcool e anidride carbonica.

La fase del remuage e le fasi finali.

In seguito comincia la delicata fase del remuage, della durata approssimativa di 2 mesi. Le bottiglie vengono sistemate su appositi cavalletti detti pupitres e ruotate quotidianamente di 1/8 di giro. Inoltre, vengono inclinate progressivamente con il tappo verso il basso, per ottenere lo spostamento dei residui della fermentazione verso il collo della bottiglia.

Una curiosità: prima dell’introduzione delle macchine dette giropalette, ed in alcune cantine ancora oggi, questa operazione veniva effettuata a mano da operai specializzati, che ruotavano 15.000/20.000 bottiglie al giorno!

Raggiunta la posizione verticale, il collo della bottiglia viene congelato e si effettua la sboccatura (degorgement). La bottiglia viene stappata e vengono espulse le fecce ghiacciate. Le ultime fasi sono il dosaggio, cioè l’aggiunta di una miscela di vino e zucchero per compensare la parte di vino espulsa ed il tappaggio definitivo.

Il Liqueur d’Expedition

Dopo la fermentazione in bottiglia e soprattutto dopo la fase della sboccatura, lo spumante contiene pochissimo zucchero. Per questo viene aggiunto lo sciroppo di dosaggio o Liqueur d’Expedition, la cui ricetta e composizione è in genere un segreto custodito gelosamente dai singoli produttori. Ciò in quanto la composizione esatta nasce dall’esperienza e dall’abilità del produttore stesso e determina uno stile unico. Lo sciroppo può contenere vino più o meno invecchiato, vino passato in barrique, zucchero di canna, distillato e/o acquavite.

Il contenuto zuccherino ottenuto determina la classificazione dello spumante secondo il regolamento CE n. 607/2009 – allegato XIV:

  • Pas dosè o Dosaggio zero (ultra secco, solo “dolcezza” originaria dell’uva);
  • Extra brut (molto secco);
  • Brut (secco);
  • Extra Dry (secco, arrotondato da lieve nota morbida);
  • Dry (abboccato, appena o poco dolce);
  • Demi sec (amabile, con nota dolce nettamente percettibile);
  • Dolce o Doux (dolcezza decisa).

Rossa, bionda, doppio malto, artigianale o industriale: sono solo alcuni esempi dei vari tipi di birra disponibili in commercio. Gli italiani sembrano apprezzare sempre di più questa bevanda e cresce di anno in anno anche il numero di birrifici nel nostro Paese. Ma come si fa una birra di ottima qualità e come si può distinguere un tipo dall’altro? Per acquistare il prodotto migliore da abbinare ai vostri pranzi e alle vostre cene, provate a seguire questa guida informativa che vi chiarirà molti aspetti sulla produzione della birra. Anche se si tratta di una bevanda molto antica, i metodi di produzione sono rimasti simili a quelli del passato e si usano macchinari all’avanguardia d’acciaio anziché di legno.

COME VIENE PRODOTTA LA BIRRA

Vediamo dunque come si fa la birra ovvero quali sono le fasi principali della produzione di questa bevanda alcolica. Gli ingredienti fondamentali sono l’acqua e il malto d’orzo. Questo si ottiene tramite un apposito processo di lavorazione dei cereali, ai quali si aggiungono il lievito per la fermentazione e il luppolo. Il luppolo è responsabile del tipico gusto amarognolo della birra. Quando la birra è pronta, si può scegliere se lasciarla non filtrata oppure filtrarla e pastorizzarla a 60° gradi, per eliminare i microorganismi presenti. In fine, viene imbottigliata.  

La preparazione del malto e del mosto

Oltre che dall’orzo, il malto si ricava anche da altri cereali come mais, frumento, segale, i quali vengono ripuliti e posti nelle vasche di macerazione. Qui l’acqua e l’ossigeno facilitano la loro germinazione e nei chicchi si forma una radichetta. Prima che la germinazione sia completata, va arrestata tramite essiccazione o torrefazione. Il malto va poi macinato finemente e miscelato ad acqua fredda che viene, in seguito, riscaldata affinché l’amido si trasformi in zucchero. In tal modo il malto diventa mosto. Si cuoce il composto su una caldaia e i tempi di cottura, di circa un’ora o due, variano a seconda del tipo di birra che si vuole ottenere. In questa fase si aggiunge il luppolo.

La fermentazione della birra: Ale e Lager

Il composto che risulta dalla cottura del mosto va raffreddato per poi essere sottoposto a fermentazione. Esistono due metodi per attuare questo processo:

  • si può produrre una birra ad alta fermentazione (Ale), più velocemente, facendo raggiungere al malto una temperatura di 15-20 gradi;
  • si può ottenere una birra a bassa fermentazione (Lager), più lentamente, portando il malto ad una temperatura di 4-6 gradi.

In base alla scelta che si fa, si devono scegliere anche i lieviti adatti, che prediligono le temperature basse piuttosto che quelle alte. Il lievito è responsabile della trasformazione degli zuccheri e degli aminoacidi in anidride carbonica, alcol e aromi. Le due grandi famiglie di lieviti usati per produrre le birre sono il Saccaromyces Cerevisiae e il Saccaromyces Carlsbergensis.

Alcune birre vengono prodotte con la fermentazione naturale o spontanea, sfruttando lieviti presenti naturalmente nell’aria.

La maturazione o fermentazione secondaria

La birra ottenuta con il processo di fermentazione viene adagiata nei tini di maturazione che solitamente sono d’acciaio. La maturazione avviene in quattro o cinque settimane ad una temperatura tra 0 e 2 gradi. In tal modo si satura l’anidride carbonica e si depositano i residui di lievito e proteine. Vi siete mai chiesti come si fa la birra Strong Ale? Alcuni tipi di birra vengono sottoposti anche a una terza maturazione in bottiglia, con un’ulteriore aggiunta di lievito. In questo modo diventano più alcolici, come nel caso, appunto, delle birre Strong Ale.

CARATTERISTICHE E DIFFERENZE TRA BIRRA DUBBEL E TRIPEL

Si sente spesso parlare anche di “stili” in riferimento alla produzione delle birre. Lo stile Dubbel ed il più recente Tripel provengono dal Belgio. Il primo crea birre ad alta fermentazione moderatamente alcoliche, caratterizzate da un malto dolce e complesso, di corpo medio-pieno e colore ambrato scuro o ramato. Nel Medioevo i monaci belgi crearono questo tipo di birra nelle abbazie per venderla ma verso la metà del 1800 la Dubbel trovò  ampia diffusione.

Lo stile Tripel è nato nel 1934 presso l’abbazia trappista di Westmalle e produce birre Ale forti, lievemente speziate, pepate, dal malto delicato e di colore giallo intenso o dorato.

Gli appassionati di vino francese ed in particolare gli estimatori del vino spumante prodotto in Francia, spesso si chiedono come si fa lo champagne. Lo champagne prende il nome dalla regione francese dove è stato ideato il processo di rifermentazione in bottiglia. Nel XV secolo il monaco benedettino Dom Pérignon giunse all’abbazia d’Hautvillers, vicino a Épernay e si adoperò per rimettere in sesto le vigne e selezionare le migliori uve. A lui viene attribuita da molti l’invenzione dello champagne anche se esistono versioni differenti della storia della nascita di questo vino.

Nel 1810 il chimico francese Joseph-Louis Gay-Lussac illustrò per primo il processo di fermentazione in modo scientifico. Nel 1857 invece, il microbiologo Louis Pasteur scoprì che l’alcol viene ridotto in presenza di ossigeno e le molecole di glucosio vengono trasformate in etanolo e anidride carbonica.

COME SI FA LO CHAMPAGNE: IL METODO CHAMPENOISE

Scopriamo quali processi di produzione differenziano questa bevanda pregiata dagli altri vini spumanti. La vendemmia legata alla produzione dello champagne viene effettuata manualmente affinché l’uva venga colta al corretto stadio di maturazione e arrivi perfettamente integra alla pigiatura.

La tecnica impiegata attualmente per produrre lo champagne è molto simile a quella antica ideata in Francia. Il metodo Champenoise, anche detto metodo classico, introdotto alla fine del XVIII secolo prevede i seguenti passaggi:

  • prima fermentazione alcolica nel tino. Dopo la pressatura, il mosto viene trasferito in un tino aperto in cui si aggiungono i lieviti e si avvia la fermentazione alcolica, come per i vini fermi. Questa trasforma gli zuccheri dell’uva in etanolo e anidride carbonica;
  • permanenza per la seconda fermentazione in bottiglia, che provoca l’effervescenza. La seconda fermentazione genera anche la formazione della feccia, composta da lieviti esausti, che va eliminata.

In molti ritengono che lo champagne sia stato prodotto la prima volta durante la produzione di un vino bianco, a causa di un errore avvenuto durante la vinificazione.

Cos’è la rifermentazione in bottiglia?

Originariamente la ripresa della fermentazione avveniva per cause naturali e climatiche, infatti il freddo dei periodi invernali interrompeva il processo di fermentazione e questa riprendeva durante la primavera. In tal modo i vini diventavano effervescenti. Nei vini spumanti l’effervescenza è dovuta, quindi, alla presenza dell’anidride carbonica che si produce durante la fermentazione. Questa, quando la bottiglia viene aperta, sale in superficie sotto forma di bollicine e crea una spuma.

Lo champagne viene mantenuto in pressione nella bottiglia con un tappo cilindrico, a forma di fungo, di diametro maggiore di quello del collo della bottiglia in cui va inserito. Il tappo è rivestito da una capsula metallica e trattenuto da una gabbietta in fil di ferro. Quando si versa nel bicchiere, si formano le bollicine (perlage) che tendono a salire verso la superficie del liquido.

COME VENGONO CLASSIFICATI GLI CHAMPAGNE?

Lo champagne è un vino spumante francese ad Appellation d’Origine Contrôlée (AOC) come stabilito dal 29 giugno 1936, prodotto con metodo classico. La regione dello Champagne comprende oggi 75.000 ettari di vigne, dove vengono coltivate tre uve nobili, ovvero le uve Chardonnay (a bacca bianca), le uve Pinot Meunier (a bacca nera) e le uve Pinot Nero (a bacca nera). Gli champagne vengono classificati innanzi tutto in base al comune di provenienza delle uve utilizzate per la produzione, ovvero Grand Cru, Premier Cru e Cru. Inoltre, in base alle uve usate, si distinguono:

  • Blanc de Blancs, prodotti unicamente da uve Chardonnay LINK ESTERNO;
  • Blanc de Noirs, prodotti da uve a bacca rossa.

Se il vinificatore sceglie di impiegare uve provenienti da vitigni a bacca colorata, come Pinot nero, deve evitare la colorazione del mosto quando si separa la polpa dal succo.